Il Pentagono vuole i modelli AI senza filtri: OpenAI nega i ‘tassi di rifiuto minimi’

Sembra che il Pentagono stia decidendo che l’Intelligenza Artificiale deve diventare un po’ più… accomodante. Secondo quanto rivelato da documenti analizzati da The Intercept, il Dipartimento della Difesa statunitense avrebbe chiesto a OpenAI una versione ‘addomesticata’ della sua tecnologia, con l’obiettivo di ridurre i ‘tassi di rifiuto’ (minimal refusal rates) quando i sistemi AI dovrebbero rispondere a richieste militari. Ma l’aria non è così tranquilla. L’azienda californiana ha sbottato subito, smentendo categoricamente di aver mai accettato clausole contrattuali che impongono tali limitazioni. Per OpenAI, la clausola sarebbe un frutto di interpretazioni incerte: i documenti che sembrano evidenziare un obbligo di ‘tasso minimo di rifiuto’ sarebbero, secondo i loro esponenti, semplici bozze preparatorie che il Dipartimento ha modificato, e che non fanno parte del testo finale dell’accordo. A quanto pare, la storia è un po’ più spinosa. Mentre OpenAI è in una polemica con i requisiti di censura, si nota che altri colossi tecnologici come Google e Anthropic hanno già siglato accordi per l’uso militare dei loro modelli (dalla logistica ai combattimenti). L’ultimo atto è stato quello di estendere queste partnership alle reti informatiche classificate. Nonostante le restrizioni esistenti — come il divieto di usarli per la sorveglianza di massa o per il controllo delle armi autonome — l’ossessione del Pentagono per la massima funzionalità rimane un tema caldo, facendo riflettere su chi debba davvero mettere i paletti all’uso della tecnologia più rivoluzionaria del nostro tempo.

🇬🇧 Summary in English

Turns out, the Pentagon might be campaigning for an AI that is a little too permissive. According to documents obtained by The Intercept, the US Department of Defense allegedly pressured OpenAI to provide a custom, ‘toned-down’ version of its technology—one with a ‘minimal refusal rate’ when dealing with military requests. But OpenAI reacted swiftly, strongly denying that it ever agreed to any contractual clause imposing such restrictions. For the Californian firm, the ‘minimal refusal rate’ stipulation appears to be a mix of preliminary drafts and departmental overreach; it’s simply not in the final signed agreement. The whole situation is a bit messy. While OpenAI is embroiled in this compliance debate, it’s worth noting that other tech giants like Google and Anthropic have already inked deals for military use of their models, covering everything from logistics to battlefield intelligence. The latest phase involves extending these partnerships into the classified US networks. Despite existing guardrails—such as the ban on using AI for mass surveillance or autonomous weaponry—the Pentagon’s perceived need for maximal functionality remains a hot topic. The whole saga raises juicy questions about who, exactly, is setting the guardrails for the most transformative technology of our age.

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Fonte: Punto Informatico | Argomento: Tech News

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