
È un delirio, ma è la realtà lavorativa contemporanea: l’Intelligenza Artificiale sta invadendo ogni singolo angolo dell’ufficio. Tra comunicati stampa su ‘lavoratori digitali’ e CEO che sbandierano l’uso di bot per dominare le mansioni, sembra che il prossimo passo sia la creazione di cloni AI dei manager, usati a spolverare ogni singola idea o bozza prima che arrivi al capo umano. Il motivo? Semplicemente massimizzare la produttività. Questo articolo racconta l’esperienza di un giornalista tech che, piuttosto che migliorare i risultati di un’azienda (altrimenti non ci sarebbe lo stipendio), ha voluto usare i bot per ‘migliorare’ la propria performance lavorativa. Il suo obiettivo era sembrare un dipendente perfetto, capendo meglio le dinamiche umane e i gusti dei suoi editor. Per fare questo, ha deciso di costruire un ‘Brian Bot’, un clone AI del suo manager, Brian Barrett. Utilizzando la piattaforma Gemini, ha alimentato il bot con tutto ciò che era disponibile sul digitale di Brian: annunci di assunzione, trascrizioni di podcast e siti web PR. Il risultato? Un dossier editoriale ‘passabile’ ma non strabiliante. Il bot era bravo a suggerire titoli, ma falliva miseramente nel generare idee originali. Nonostante un tratto curiosamente ‘brasiliano’ del manager – un entusiasmo per l’improvvisazione e il lavoro di squadra – il vero guaio è che interagire con il ‘Brian Bot’ era totalmente diverso dal parlare con il vero Brian. L’esperienza si conclude con la promessa di approfondire le dinamiche dei ‘lavoratori digitali’ chiedendo consiglio a un contatto nel Big Tech.
🇬🇧 Summary in English
In the sprawling jungle of the modern workplace, AI is having its moment, and apparently, the latest frontier is building digital clones of your colleagues. The goal? Achieving peak professional performance by having a bot proofread every message and concept before it lands in your boss’s lap. It’s a wild ride of mandated efficiency. Instead of focusing on corporate bottom lines, the article details a journalist’s personal, slightly unhinged quest: using AI to become the perfect co-worker and better navigate the tricky politics of his workplace. He decides to create ‘Brian Bot,’ an AI replica of his actual manager, Brian Barrett. Feeding Gemini with Brian’s entire digital footprint—job announcements, podcast transcripts, PR websites—the journalist aims to extract the perfect ‘editorial DNA.’ The bot generates a comprehensive ‘Style Guide’ and ‘Editorial Dossier.’ While the bot is adequate for suggesting snappy headlines, it falls short on the truly inventive stuff. Though the source material highlighted a quirky ‘Yes, and…’ leadership style—a subtle nod to improv theater—the core problem emerges: chatting with ‘Brian Bot’ feels nothing like talking to the actual Brian. The experience, while hilariously over-the-top, underscores how artificial these ‘digital workers’ are. The story leaves us wondering how far the quest for professional perfection—and the tech enabling it—is really willing to go.
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Fonte: Wired EN | Argomento: Tech News
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