
Sembra un aiuto virtuale per la giornata, ma Muse, l’ambizioso assistente AI di Meta, nasconde una funzione che fa drizzare i peli sul collo. Secondo quanto emerso grazie a ricercatori che hanno smembrato i file interni dell’agente, Muse è progettato per creare delle ‘pagine’ iper-dettagliate su ogni persona importante della tua vita: amici, famiglia, colleghi. Non si tratta di un semplice elenco di contatti; il sistema è strutturato per essere un vero e proprio archivista delle relazioni umane. Queste ‘pagine’ raccolgono una mole di informazioni straordinariamente intime. Viene compreso il contesto (cosa fa una persona, dove vive), la storia condivisa (il viaggio di marzo, l’obiettivo di risparmio comune), e persino la dinamica relazionale (quanto siete legati, cosa sembra servire a voi in questo momento). Muse non si accontenta di raccogliere dati: suggerisce anche ‘azioni’ concrete, come ‘un motivo per chiamare’ o ‘un’occasione da non dimenticare’, come se fosse il tuo guru sentimentale digitale. L’escalation è notevole, soprattutto perché Muse ha accesso a una quantità immensa di dati provenienti dall’ecosistema Meta. Gli esperti di sicurezza, infatti, trovano questa capacità quasi inquietante: ‘Stanno cercando di conoscervi come se fossero amici’, commenta un ricercatore. Nonostante Meta sottolinei che l’utente ha il controllo sui dati e che Muse richiede conferme umane per le azioni importanti, il quadro generale suggerisce una raccolta dati di proporzioni gigantesche. L’AI, per quanto utile, sta ottenendo un accesso senza precedenti alla nostra intimità emotiva, sollevando interrogativi seri su chi sia il vero proprietario dei nostri legami digitali.
🇬🇧 Summary in English
Think Meta’s new personal assistant, Muse, is just another productivity booster? Think again. According to research that delved into Muse’s internal operating files, the AI agent’s core function might be something less ‘helpful’ and more ‘biographical.’ Muse is built to create incredibly detailed ‘pages’ for every single person in your life—friends, family, colleagues, the whole gallery of your interconnected existence. These aren’t just contact cards. The system is designed to be a complete relationship archivist. The ‘pages’ accumulate an overwhelming amount of deeply intimate data: facts about who people are and where they live, shared histories (like ‘the trip in March’ or ‘the shared savings goal’), and, most disturbingly, the current dynamic of the relationship itself. Muse doesn’t just document; it offers suggestions, like ‘a reason to call’ or ‘a date worth remembering,’ acting like your deeply knowledgeable, digital relationship guru. The sheer scope of the data collection is what raises the AI safety alarms. Researchers note that Muse, given its vast access to Meta’s social network data, seems to be building an unparalleled profile of human intimacy. While Meta insists users maintain control over the data and that human confirmation is needed for action, the underlying mechanism reveals a deep desire to catalogue our emotional lives. This raises significant questions: who truly owns the data on our relationships, and how much of our emotional landscape are we willing to feed into the corporate algorithm?
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Fonte: Wired EN | Argomento: Tech News
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