
Sembra che il ‘piccolo’ miglioramento di sicurezza di Meta abbia un lato completamente oscuro. L’ultimo agente AI, Muse, che la compagnia aveva presentato come un dispositivo ‘costruito dal nulla per la privacy e la sicurezza’, ha invece rivelato un serio problema di sicurezza nella gestione dei link di condivisione delle conversazioni. Secondo i ricercatori, semplicemente condividere contenuti tramite un URL apparentemente innocuo può esporre informazioni private che nessun utente vorrebbe vedere da nessun altro. I tecnici hanno scoperto che, grazie a un’architettura di URL che inserisce il titolo della conversazione direttamente nel dominio, è possibile eseguire una semplice ricerca DNS passiva. Questo meccanismo rende i link estremamente facili da mappare e, di conseguenza, di intercettare. Il risultato? La scoperta di 6.800 link di chat che non avrebbero dovuto essere pubblici. Tra i dati esfiltrati si trovano informazioni di altissimo livello e dettaglio: note preparatorie per colloqui di alta direzione, revisioni interne di fatturato aziendale, domande di prestito bancario specifiche, report di performance immobiliari dettagliatissimi e persino il calendario delle ferie di tutto lo staff. Di fronte a questo fiasco, Meta ha subito sospeso la funzionalità di condivisione, riconoscendo la necessità di rivedere radicalmente il metodo con cui vengono generati e conservati questi ‘GhostShares’. È un promemoria che, anche quando l’Intelligenza Artificiale promette il meglio per la nostra vita digitale, la sicurezza resta il punto debole più umano e prevedibile.
🇬🇧 Summary in English
It turns out that Meta’s attempt to polish its AI offering has a seriously dark side. Muse, the company’s powerful new general-purpose AI agent, which was heavily marketed as being ‘built from the ground up for privacy and security,’ has revealed a massive security loophole in how it handles shared conversations. According to security researchers, simply sharing content via an innocuous-looking URL can leak highly sensitive data that no user wants exposed. The tech experts found that, because the URL structure embeds the conversation’s title directly into the domain, it makes the links unbelievably easy to discover using simple passive DNS searches. The outcome? The discovery of 6,800 links containing data that should have remained strictly private. The haul included top-tier details like confidential executive search notes, internal corporate revenue reviews, specific loan applications, highly detailed real estate performance reports, and even entire staff vacation schedules. Faced with this massive data leak, Meta has immediately paused the sharing feature, acknowledging the urgent need to overhaul how these ‘GhostShares’ are generated and stored. It serves as a stark reminder that even when Artificial Intelligence promises to optimize every corner of our digital lives, privacy remains the most vulnerable and profoundly human issue.
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Fonte: Wired EN | Argomento: Tech News
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