Jill Lepore e lo Stato Artificiale: la democrazia in crisi sotto gli algoritmi

🇮🇹 Sintesi in Italiano

Jill Lepore, storica di Harvard, ci propone un affresco radicale: non stiamo assistendo alla semplice digitalizzazione della democrazia, ma a una sostituzione strutturale. Nel suo nuovo libro, Lo Stato Artificiale, ricostruisce la genealogia di un sistema in cui la sfera pubblica è stata privatizzata e la governance è delegata a macchine. Lo Stato Artificiale non è un governo digitale, ma un’infrastruttura di comunicazione globale, gestita da multinazionali e algoritmi, che automatizza e organizza il discorso politico, dai robocall ai bot sofisticati. Questa tesi è un aggiornamento di pensieri precedenti di Lepore, che guardava alla meccanizzazione della vita moderna come potenziale deumanizzante. Il cuore dell’analisi è il passaggio dalla politica che parlava alle persone a quella che ‘parla dei dati’ delle persone. Tracciando un percorso che parte dai sondaggi scientifici di George Gallup negli anni Trenta e passa per le prime macchine simulate come la Simulmatics Corporation, la storica dimostra come la tecnologia abbia costantemente ristrutturato la politica. Il filo conduttore, e qui arriva la bomba, è l’uso sistematico della misurazione e della quantificazione. Questo processo, secondo Lepore, ha di fatto deumanizzato la politica, riducendo le complessità umane a semplici set di dati. L’attuale scenario vede i messaggi elettorali non più dettati da oratori o assemblee di quartiere, ma generati e indirizzati in un circuito chiuso tra algoritmi. L’impatto più grave, al di là della tecnologia, è il crollo del ‘collante civico’: i dati hanno sostituito le interazioni umane fondamentali – il dialogo faccia a faccia o le assemblee locali, che un tempo tenevano insieme le comunità. Lepore ci fa riflettere su un futuro in cui l’uomo sembra diventare un fastidioso rumore di fondo per la gestione automatizzata del potere.

🇬🇧 Summary in English

Harvard historian Jill Lepore throws down a serious gauntlet with her book, The Rise and Fall of the Artificial State: we aren’t just witnessing democracy getting digitized; we are seeing it structurally replaced. The concept of the ‘Artificial State’ describes a communication infrastructure where public life and governance are privatized, governed by algorithms and multinational corporations. It’s a system that orchestrates and automates political discourse—think sophisticated bots and predictive AI—but without genuine democratic mandate. Lepore’s deep dive traces the genealogy of this shift. The historical turning point, she argues, is the move from politics speaking *to* people to politics speaking *about* people, using data. Tracing the lineage from George Gallup’s scientific polls in the 1930s to early computing efforts like the Simulmatics Corporation, she meticulously shows how technology has fundamentally reshaped electioneering. The core process, she contends, is the obsessive quantification of human experience. This systematic measurement, she warns, is inherently dehumanizing, flattening complex human concerns into mere datasets. The consequence, according to Lepore, is that political messaging has become a closed loop between machines, leaving human interaction mere background noise. The most profound loss, however, is what she calls the ‘civic glue.’ The rich, messy process of face-to-face dialogue—the local assemblies and neighborhood talks that traditionally bound communities—has been replaced by the cold efficiency of data analysis. It’s a disturbing portrait of a public sphere that seems to be dissolving, suggesting a future where human involvement is increasingly redundant in the management of power.

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Fonte: Agenda Digitale | Argomento: Tech News

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