
Sembra che la corsa all’Intelligenza Artificiale abbia un prezzo altissimo, e il primo colpevole, secondo i giornali storici, potrebbe essere il navigatore Brave. Il New York Times ha letteralmente trascinato il browser in tribunale, puntando il dito su un presunto furto massivo di contenuti protetti da copyright. Non si tratta di un singolo episodio, ma di un’operazione sistemica: Brave viene accusato di non essere altro che un ‘rivenditore’ di informazioni rubate, che raccoglie un bottino colossale – un indice di oltre 30 miliardi di pagine web – e lo riversa direttamente nei bacini di clienti stellari: Anthropic, Perplexity, Mistral, xAI e Cohere. E la cosa non si ferma qui! Parallelamente, giornalai di spicco come il Daily News si sono uniti alla causa. L’accusa non si limita al semplice crawling; il Times sostiene che Brave disponga di funzioni per aggirare i paywall, quel muro a pagamento che quotidianità giornalistiche come quelle che vivono di abbonamenti si sforzano di costruire. Per un editore, è la pugnalata definitiva. A peggiorare il quadro, i giornali notano anche la discrepanza pubblicitaria: Brave blocca gli annunci dei media, mentre magari vende i propri. Il New York Times richiede ora un’ingiunzione (uno stop immediato) e un risarcimento. Brave, pur essendo una realtà finanziata con circa 250 milioni di dollari, ha finora risposto solo con un silenzio che, in queste aule, pesa più di mille parole.
🇬🇧 Summary in English
It seems the race to Artificial Intelligence has a seriously steep price tag, and according to established news sources, the browser Brave might be the prime suspect. The New York Times has literally dragged the browser into court, pointing fingers at what they claim is the massive theft of copyrighted material. This isn’t a one-off misdemeanor; it’s depicted as a systemic operation. Brave is accused of being nothing more than a ‘reseller’ of stolen information, collecting a colossal hoard—an index of over 30 billion web pages—and dumping it directly into the lap of mega-clients: Anthropic, Perplexity, Mistral, xAI, and Cohere. And that’s not all! Major papers like the Daily News have joined the fray. The accusation isn’t just about simple crawling; the Times argues that Brave includes features designed to circumvent paywalls, the very paywall that revenue-dependent publications try so hard to build. For an editor, this is a devastating blow. To add insult to injury, the papers also point out a glaring advertising inconsistency: Brave allegedly blocks the media’s ads while potentially promoting its own. The New York Times is now demanding an injunction (an immediate stop) and damages. Brave, despite being a venture backed by around $250 million, has so far responded only with a silence that, in the echoing halls of Manhattan, speaks volumes.
Leggi l’articolo originale su Punto Informatico →
Fonte: Punto Informatico | Argomento: Tech News
#tecnologia #innovazione #technews