
Un’ultima dimostrazione che mescola fantascienza e cultura pop: GPT-6 Astra, il modello di OpenAI, ha completato in autonomia la zona iniziale di World of Warcraft. E non è che abbia seguito un tutorial o di fatto guardato lo schermo. Il trucco è che ha giocato ‘alla cieca’, processando esclusivamente il traffico di rete e i dati delle missioni estratti direttamente dai file del server. Questo esperimento, condotto su un server privato basato sull’open source AzerothCore (che emula la vecchia e amata versione 3.3.5a di WoW), ha permesso a un orco di livello 1 di superare la Valle delle Prove e raggiungere Sen’jin in soli 40 minuti, senza una singola morte. Tutto ciò è stato richiesto con un singolo ‘prompt’ e con il modello impostato su un elevato sforzo di ragionamento. Ciò che rende questo trionfo quasi strano è il meccanismo operativo: l’agente non è dotato di funzioni di gioco predefinite, ma è un sistema a moduli che deve costruire autonomamente le proprie strategie. Per orientarsi, ad esempio, ha dovuto intercettare e gestire 28 diversi tipi di pacchetti di dati, ricostruendo costantemente la mappa e inviando comandi. L’autore ha dovuto ammettere di essere rimasto scettico, tanto che ha notato che l’IA si è rivelata ‘più rapida ed efficiente di molti pro player’. Ovviamente, è un esperimento amatoriale e non un benchmark ufficiale; l’analisi dei tecnici ha evidenziato anche il dettaglio cruciale che l’agente operava senza un ‘sandbox’ vero, un aspetto che solleva interrogativi sulla sua sicurezza e robustezza in scenari di gioco più complessi o in presenza di molti agenti coordinati. Nonostante le riserve, l’obiettivo è ambizioso: un intero server popolato da IA che sperano di superare la Cittadella della Corona di Ghiaccio.
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Fonte: Tom’s Hardware IT | Argomento: Intelligenza Artificiale
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